In bicicletta …


Le biciclette hanno un funzionamento piuttosto semplice, se non va è perché è uscita la catena; a quel punto la cosa migliore è mettersi in ginocchio e rinfilare quello che è andato fuori posto. Ma ecco l’inconveniente: per funzionare sempre al meglio, ha bisogno di manutenzione costante. Per riparare una gomma bucata bisogna inevitabilmente chinarsi…

Le biciclette (sopratutto le vecchie solide biciclette non le moderne bike fatte essenzialmente per alleviare la fatica) hanno un funzionamento piuttosto semplice, se non va è perché è uscita la catena; a quel punto la cosa migliore è mettersi in ginocchio e rinfilare quello che è andato fuori posto.
Questa frase mi ha talmente colpito che l’ho subito copiata e incollata nella mia cartella “Testi preferiti”, lì dove conservo quelle frasi, discorsi, articoli che, a mio avviso, sono molto più che interessanti. L’ho conservata perché, lì per lì, mi ha fatto subito pensare ad una vecchia canzone che io ho conosciuto solo recentemente, seguendo uno dei tanti revival in dell’ineguagliabile Fabrizio De Andrè: , io sono Irish, nella quale la metafora della bicicletta viene stupendamente adoperata come solo i grandi poeti sanno fare (il passaggio in cui dice: “le labbra di Ester create da Te” è troppo forte!).
E poi perché le metafore sportive mi fanno sempre venire brividi di commozione (sono entrato in convento a undici anni perché si giocava a pallone!). E proprio come una metafora della vita vorrei, con semplicità, riproporla a voi. Mettiamola così: dopo il peccato originale (non dovremmo mai stancarci di ricordarlo, anche e soprattutto per capire meglio cosa si è inventato Nostro Signore per tirarci fuori da lì) il cammino dell’ si è complicato tremendamente; anzi, se prima era uno “stare” con il Signore della vita, adesso è diventato un “andare” verso di Lui, a tentoni, con fatica, ma con l’insopprimibile desiderio di ritornare in quella Patria ormai diventata troppo lontana. di Grazia che riceviamo nel Battesimo è il mezzo che ci viene dato per compiere questo percorso; perché no, una bicicletta, ad esempio.
La bicicletta mi sembra particolarmente azzeccata come mezzo per rappresentare il Battesimo perché esso (la bicicletta ma anche il battesimo) non si sostituisce a te e al tuo personale sforzo per andare e compiere la (come ad esempio potrebbe fare un’autovettura, una moto, ecc.); è un gratuito, inatteso e che semplifica di molto le cose, tuttavia la bicicletta non solo sei tu a doverla guidare ma, se vuoi farla andare, devi pedalare (credimi Joe, anche con le moderne bike – io ne ho una regalata da mio padre, grande appassionato di ciclismo – se non si hanno gambe e fiato non si va da nessuna parte)! Voglio dire, cioè, che la Grazia di non ci deresponsabilizza, non si sostituisce a noi! Anche se ci facilita di molto il lavoro, questo lo devi pur sempre fare tu con le tue gambe, con il tuo allenamento costante (ascesi, si chiama… ma adesso sembra che il termine non vada più tanto di moda). E allora, pieni di gratitudine e consapevoli che quella bicicletta non ce la siamo meritata per niente, continuiamo il nostro viaggio e ci accorgiamo che mentre prima riuscivamo a fare una trentina di chilometri al giorno con i nostri soli piedi, adesso ne facciamo quattro volte tanto, con più agilità ed entusiasmo.
Ma (in ogni storia che si rispetti c’è sempre un “ma”) ecco l’inconveniente: quella bicicletta, per funzionare sempre al meglio, ha bisogno di manutenzione costante, altrimenti, riagganciandomi alle parole iniziali, può capitare che esca la catena o anche di poter forare una gomma; ora la trama si infittisce: per rinfilare la catena bisogna mettersi in ginocchio; per riparare quella gomma bucata bisogna inevitabilmente chinarsi. Quando ero piccolo e mi accadeva questo non c’era altra soluzione che andare da mio padre e lasciar fare a lui, inginocchiarsi con lui per vedere come si ripara una bici, in silenzio, avvitando ora da una parte allentando ora da un’altra, in silenzio e con stupore vedere che c’è uno che si sporca le mani insieme a te e che ora funziona tutto bene, anzi meglio di prima.
In ginocchio, nell’officina del confessionale, possiamo fare questa meravigliosa esperienza quando la fragilità prende il sopravvento, quando gli sbagli diventano peccati, quando tutto quello che faceva funzionare il meccanismo della nostra vita esce dal binario, si sfila, e c’è bisogno di inginocchiarsi, di chiedere aiuto, di riconoscersi impotenti di fronte ai propri limiti… e, in silenzio, stupirsi che c’è Uno che ti ascolta, che ripara, guarisce, ti rimette in sella; Uno che ha tolto dal suo vocabolario la parola “ormai”.
E si va avanti, con le ginocchia dolenti forse (mi piace pensare alla Chiesa come ad un popolo con le ginocchia ammaccate… per le cadute certo ma anche per le volte che ci si è inginocchiati a chiedere perdono, a pregare intensamente, a riconoscersi bisognosi di un Altro) ma con lacrime di che solcano il viso per tanta misericordia ricevuta e sperimentata. E vedere che non si è soli a fare il cammino; siamo tanti, è un popolo dinanzi al quale c’è un uomo vestito di bianco (il “secondo” di Quello che regala e ripara le biciclette) il capofila che conosce la direzione, che sa qual è la strada giusta, che non solo ce la indica ma che ci dice: Vado avanti io, seguitemi!
Spero di non aver banalizzato troppo il Battesimo e la vita di Grazia; ogni metafora ha i suoi limiti e anche chi si avventura ad utilizzarla, come me. Però, mentre rileggevo quanto scritto, mi sono ricordato che anche parlava attraverso immagini molto semplici… e mi rincuoro!

Signore, io sono fr. Filippo Maria. Quello che verrà da Te in bicicletta!