Thinking Day 2012: Salviamo il nostro pianeta


Il tema del 2012 è legato alla sostenibilità ambientale e si ispira ad uno degli otto “Obiettivi del ”, tra i quali anche noi Scout e Guide individuiamo, ogni anno, il filo conduttore del nostro Thinking Day, che in tutti i Paesi viene celebrato attraverso iniziative che permettono la raccolta del “Penny”, segno di per lo del Guidismo nel . Per il 2012 ha coniato lo slogan “Salviamo il nostro !”, basato sul 7° Obiettivo del Millennio (“Garantire la sostenibilità ambientale”).

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Tavola rotonda “VERSO UN PIANO GIOVANI”


La Federazione Italiana dello Scautismo e il dell’associazionismo giovanile, si sono incontrate per confrontarsi su uno dei temi più rilevanti per lo delle politiche giovanile in Italia: la realizzazione di un Piano Giovani.

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Verso Copenaghen


Fermare il cambiamento climatico è ancora possibile. A Copenaghen il è chiamato a prendere una decisione per fermare la crescita dei .

Dal 7 al 18 dicembre i governi di oltre 190 paesi si riuniscono a Copenaghen per siglare un nuovo accordo globale sul . Molti e autorevoli studi confermano oramai che se non si agisce in fretta la temperatura globale salirà di oltre 1,5°C con conseguenze irreversibili per il .

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Goletta Verde 2009


Gli anni passano ma l’entusiasmo è sempre lo stesso: per il ventiquattresimo anno consecutivo Goletta Verde parte per difendere il nostro dagli attacchi dell’inquinamento.

Tenere d’occhio la qualità delle acque, promuovere la sostenibilità, puntare il dito contro le situazioni più critiche per la del mare è la missione del battello ambientalista a cui non sfuggiranno, nel corso delle sue 23 tappe, scarichi abusivi, sistemi insufficienti di depurazione, abusivismo edilizio e cattiva gestione delle coste. Quasi 2000 miglia di navigazione per valorizzare l’immenso patrimonio paesaggistico e di biodiversità che distingue le coste del nostro Paese, per promuovere la cultura della sostenibilità e uno turistico in armonia con le caratteristiche del .

Maggiori informazioni qui: www.legambiente.eu

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L’unica materia prima africana che non è considerata preziosa è l’uomo


L’unica materia prima africana
che non è considerata preziosa è l’uomo

L’ultimo rapporto della FAO delinea un peggioramento delle condizioni di nei paesi emergenti e in quelli a basso e bassissimo livello di . Un miliardo di persone, un sesto dell’umanità, non mangiano abbastanza: 100 milioni in più rispetto al 2008.
La situazione più critica in termini assoluti è quella dell’Asia: circa un sesto della popolazione è sottoalimentata, 642 milioni di persone su un totale di poco più di quattro miliardi. In termini relativi però il continente più povero e affamato resta l’Africa, in particolare quella subsahariana dove la fame è realtà quotidiana per un terzo degli abitanti: ben 265 milioni di persone su 788.
La causa va in parte attribuita alla crisi mondiale che in molti stati ha interrotto un trend positivo di crescita economica.
Per quanto riguarda l’Africa, nel 2009 il Pil crescerà soltanto del 2,8%, per la prima volta meno della popolazione e questo dopo cinque anni di incremento medio superiore al 5%, con punte massime maggiori del 10% in Angola e in altri stati produttori di petrolio.
I principali fattori negativi imputabili alla crisi economica internazionale sono il calo del prezzo di molte sui mercati internazionali, le minori entrate derivanti dalle rimesse degli emigranti e la riduzione degli investimenti stranieri malgrado il maggiore interesse verso il continente mostrato da Cina, India e altri stati asiatici.
Ma non è certo stata la crisi internazionale a ridurre alla fame più di un terzo degli abitanti dello Zimbabwe e della Somalia nell’ultimo anno, bensì una delirante politica governativa che ha letteralmente distrutto l’economia nazionale, nel primo caso, e una guerra lunga ormai 18 anni, nel secondo. Per spiegare quanto sta accadendo è alle cause interne della debolezza delle africane che si deve guardare. All’origine della povertà e della maggiore fragilità delle africane ci sono prima di tutto i fattori di sempre: corruzione, malgoverno, conflitti per il controllo dell’apparato statale, movimenti antigovernativi armati, tutti fenomeni che impediscono anche negli anni migliori di trasformare la crescita del Pil in sviluppo umano, vale a dire in migliori condizioni generali di vita.
Come in Somalia e in Zimbabwe, così in Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Guinea Equatoriale la povertà attanaglia popolazioni che invece dovrebbero godere dei proventi di materie prime pregiate e che per di più dispongono di uno straordinario capitale umano dato da una percentuale di giovani superiore al 50%.
Il dato significativo, in altre parole, non è l’aumento in Africa delle persone affamate in concomitanza con una crisi di portata mondiale, ma il persistere di denutrizione, malnutrizione, tassi elevatissimi di mortalità infantile e materna, percentuali costanti di ammalati e di morti di AIDS, tubercolosi, malaria e altre malattie altrove scomparse o facilmente curabili, mentre a livello internazionale si verificavano condizioni tra le più favorevoli per il continente: fino al 2008, maggiori investimenti stranieri, remissione del debito estero, aiuti internazionali astronomici, prezzi in crescita delle materie prime, a partire dal petrolio che ha sfiorato i 150 dollari al barile.

L’ultimo rapporto della FAO delinea un peggioramento delle condizioni di vita nei paesi emergenti e in quelli a basso e bassissimo livello di sviluppo. Un miliardo di persone, un sesto dell’umanità, non mangiano abbastanza: 100 milioni in più rispetto al 2008. La situazione più critica in termini assoluti è quella dell’Asia: circa un sesto della popolazione è sottoalimentata, 642 milioni di persone su un totale di poco più di quattro miliardi. In termini relativi però il continente più povero e affamato resta l’Africa, in particolare quella subsahariana dove la fame è realtà quotidiana per un terzo degli abitanti: ben 265 milioni di persone su 788.

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