Claudia, la giovane scout al servizio degli altri


Claudia, la giovane scout al degli altri

Ci sono medici che hanno nel uno spirito un po’ missionario. A loro curare, fare tecnicamente del bene, non basta. E così oltre al in ospedale, tra una corsa e un ricovero, nel tempo libero o in vacanza, da , cercano altri malati cui prestare assistenza. Altruismo sfrenato? Generosità d’animo? O aiutare gli altri per aiutare se stessi? Forse, nel caso della giovane Claudia Gualdi, capo scout e medico aspirante pediatra, tutte e tre le cose insieme.

 

 

Per lei l’impegno in corsia è solo parte del servizio reso alla comunità. C’è poi il con i ‘lupetti’ del branco che fa crescere e diventare adulti scout. Ancora il all’ospedale Niguarda, di notte, con la Risvegli che garantisce assistenza ai piccoli orfani arrivati dal Congo con gravi patologie per affrontare operazioni spesso rischiose che salvano loro la .

E da ultimo, due mesi fa, la partenza. Vento caldo e secco, luce netta che abbaglia, grappoli di che si accalcano sotto la scaletta dell’aereo, Claudia è sbarcata a Kinshasa, in Congo, per offrire una mano nell’unica struttura sanitaria gratuita di tutto il Paese che è grande sette volte l’Italia. “La pediatria di Kimbondo ospita 650 , molti dei quali orfani, che vivono lì perché fuori, in strada, non potrebbero sopravvivere”, racconta lei coi toni pacati di chi andando nel sud del , a soli 26 anni, ne ha viste di tutti i colori.

 

Claudia e Nathalie, la bimba di 12 anni che dovrà operarsi alla gamba

Tra quei bambini c’è Nathalie, età presunta 12 anni, cascata di riccioli neri sulle spalle e nessun genitore, finita nel fuoco in condizioni misteriose: “Ha ustioni su tutto il corpo, gravi, in particolare alla gamba. Se non verrà operata non potrà mai più camminare, correre, giocare coi suoi amici”, si accalora la fanciulla. Lei laggiù ha fatto quello che ha potuto: ha medicato e assistito Nathalie per tutto il suo mese di permanenza ma ora, tornata in Italia, con Risvegli lancia l’appello per la raccolta fondi di cui scriviamo domani 12 maggio sulle pagine del Corriere Milano dedicate alla Città del bene. Poi ci sono tutti gli altri bambini di Kimbondo:

“è stata la mia prima esperienza di viaggio in Africa, in un Paese dove il turismo non esiste. Io e Monia, la volontaria che è venuta con me, eravamo le uniche bianche in mezzo a migliaia di persone con la pelle nera. In un attimo si capisce cosa significa essere guardati come diversi solo perché hai la pelle di un altro colore”.

In quella specie di ‘città’ che è la pediatria di Kimbondo Claudia girava con lo zaino e l’occorrente per bendaggi e medicazioni di ogni genere, “proprio ogni genere”; le ore più toccanti sono state in terapia intensiva:

“visiti i piccoli, capisci cos’hanno, dici cosa faresti per loro e la risposta è quasi sempre che non si può fare …”.

Non ci si spiega come si creino certi legami,

“succedono e basta e poi rimangono incastonati in profondità e per sempre”, dice Claudia. Il suo desiderio, ora, è tornare:  “Non passa giorno che il mio pensiero non voli fino a là …”.

 

Elisabetta Andreis