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Autore Messaggio
giacco





Registrato: 12/03/07 10:19
Messaggi: 82

MessaggioInviato: Lunedì 16 Aprile 2007, 08:39    Oggetto: Rispondi citando

Aureliano scrive:
...la sopravvalutazione dei pericoli:

un paio di anni fa discutevo con alcuni amici (non scout) che mi diedero dell'incosciente (in quel periodo ero aiuto capo reparto) perché lasciare andare una squadriglia in missione da soli era per loro inconcepibile.
Detto da gente che aveva poco più di 20 anni mi sembrò un po' deludente, soprattutto tenendo conto che i genitori erano entusiasti delle missioni di sq. Però non sempre è così...ma siamo davvero degli incoscienti?


Partendo dal presupposto che non tutto il popolo del mondo è obbligato a condividere il metodo e che non tutti siamo nati per dientare scout,non credo assoutamente che noi si sia degli incoscenti,ma anzi,noi capi ci dobbiamo sbattere come dei muli,ma con il sorriso sulla bocca,per far si che i genitori,il popolo mondiale, capisca che non stiamo li con le mani in mano ma facciamo (scusatemi se lo ripeto)"del nostro meglio" affinchè i pericoli siano limitatissimi.
Sbaglia comunque chi annuncia la completa assenza di pericoli.

Quindi sono completamente daccordo con Actaris: l'informazione ed il apporto con i genitori è fondamentale.
Io da genitore devoavere una fiducia illimitata per affidare mio figlio ad un gruppo di "ragazzi" per un campo di 15 giorni,e mi devo comunque trovare davanti delle persone DECISE che mi diano VERAMENTE la sensazione di credere in quello che fanno.
Se un capo è titubante perche piove e riflette ai genitori l'insicurezza per un hyke,come puo il genitore essere tranquillo?
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aureliano



Età: 41
Segno zodiacale: Gemelli
Registrato: 16/10/06 10:56
Messaggi: 516
Residenza: Fra Bolzano e Trento...

MessaggioInviato: Lunedì 16 Aprile 2007, 13:04    Oggetto: Rispondi citando

actaris ha scritto:
Caro Aureliano,
il Problema è nell'informazione dei genitori.
Se ci fosse la sana abitudine, ogni Autunno, di spendere una mezz'ora nell'esplicitare il concetto di Proposta Educativa, il problema non si porrebbe proprio.
Purtroppo, ( scusatemi se mi autocito dal mio blog ), al genitore che in riunione dice chiaro e tondo alla CoCa che suo figlio 14enne da solo con la sua squadriglia non va da nessuna parte è sempre più raro trovare Capigruppo che spieghino il concetto di proposta educativa: io vendo scarpe, come ti viene in mente di domandarmi un panino al prosciutto?
Ossia: il metodo AGESCi, nero su bianco, prevede così, così e così ( e i manuali di branca EG, noviziato e Clan cantano chiaro ).
Se non ti sta bene c'è l'Azione Cattolica.
Punto.
Dopodiché le uscite di squadriglia, gli hyke eccetera se non si fanno è per pigrizia dei capi.
E' da incoscienti montare una tenda sul letto di un torrente, è da incoscienti mandare una squadriglia di notte su un burrone,
ma se la tenda montata in luogo sicuro si allaga non solo non c'è problema, ma è un prezioso strumento educativo: ti assicuro che i piedi bagnati fanno venire il raffreddore ma ti insegnano un sacco di cose.
Se la squadriglia si perde la notte in un bosco di 2x2 Km dopo che il capo ha informato della loro presenza Forestale e Carabinieri ed è sicuro dell'assenza di pericoli reali ( burroni, animali feroci, malintenzionati ecc ) e magari può contattare il Capo Sq. in caso di emergenza, non solo non c'è nulla di male, ma i ragazzi vivranno un'esperienza di cui saranno eternamente grati.
Tutto ciò, ovviamente, implica il pieno accordo delle famiglie...
Oltre la capacità del capo di sporcarsi le manine con la terra...


Sì hai perfettamente ragione.


Citazione:
aureliano ha scritto:
Aggiungo: sul fatto di insegnarlo ai campi scuola sono un po' dubbioso...forse invece sarebbe il caso di aumentare i vari campi di specializzazione per i capi, che si occupano proprio di insegnare tecniche scout


Prima di aumentare gli stage per capi forse sarebbe il caso di cominciare ad utilizzarli: è sconcertante il numero di campi annullati per mancanza di iscritti...


Guarda, i campi a cui mi sarei iscritto volentieri hanno riempito la lista in pochissimi giorni, anzi ogni volta mi dico che devo muovermi prima per le iscrizioni...poi chiaro che dipende da campo a campo...


Citazione:
una proposta, perchè non promuovere campi tecnici extra scaut con invito a tutti coloro che ( associazioni a parte anzi se sono diverse meglio c'è anche uno scambio costruttivo) vogliono"imparare giocando" ciò che non sanno, per dare di più ai propri ragazzi? organizzando per esempio dei corsi come campismo, cucina scaut,trapperismo, orienting,costruzioni , animazione eccetera, con un numero per ogni corso con un numero massimo di iscritti , in un periodo lontano da campi, esami, ecc. può essere un campo di tre/ quattro giorni, io mi occupo di una cosa simile ma con gli esploratori/trici ( non nel senso che organizzo, ma faccio parte di una staff nel , chiamiamolo laboratorio, di cucina scaut, dove i ragazzi/e costruiscono con la nostra guida cucine sopraelevate, forni interrati, ecc


In Agesci ci sono dei campi di competenza...l'idea di farne alcuni interassociativi però devo dire che mi stuzzica alquanto...


Citazione:
Partendo dal presupposto che non tutto il popolo del mondo è obbligato a condividere il metodo e che non tutti siamo nati per dientare scout,non credo assoutamente che noi si sia degli incoscenti,ma anzi,noi capi ci dobbiamo sbattere come dei muli,ma con il sorriso sulla bocca,per far si che i genitori,il popolo mondiale, capisca che non stiamo li con le mani in mano ma facciamo (scusatemi se lo ripeto)"del nostro meglio" affinchè i pericoli siano limitatissimi.
Sbaglia comunque chi annuncia la completa assenza di pericoli.


Certo...un fattore rischio c'è sempre, così come è verissimo che di capi incoscienti ce ne sono...
Concordo anche sul fatto che bisogna spendere del tempo all'inizio dell'anno per spiegare la proposta. Noi lo facciamo sempre, chiaro che con i lupetti la cosa è più facile. Wink
Tuttavia il genitore iperprotettivo c'è sempre, ed a volte dispiace vedere un ragazzetto smanioso di scoutismo "ritirarsi" solo per le paranoie (sacrosante per carità!) del proprio genitore...chiaro che il primo responsabile dell'educazione dei figli è proprio lui, quindi le modalità di educazione del figlio se le sceglie lui, però in questi casi (rari fortunatamente!) il dispacere rimane, forse per non essere riusciti a far passare la proposta?Be' in fin dei conti, come dice giacco: "non tutto il popolo del mondo è obbligato a condividere il metodo e che non tutti siamo nati per dientare scout"

Oh, parlo da 25enne lontano dall'avere figli...magari col tempo cambierò idea... Very Happy
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uomodelbosco





Registrato: 06/03/07 18:14
Messaggi: 1260

MessaggioInviato: Lunedì 16 Aprile 2007, 13:30    Oggetto: Rispondi citando

aureliano ha scritto:
Oh, parlo da 25enne lontano dall'avere figli...magari col tempo cambierò idea...


Guarda: il mio piccolo ha tre mesi, e quando lo guardo mentre dorme e penso a tutti i pericoli che lo aspettano nella vita sento l'istinto di protezione salire.
Forse domani cambierò idea, non so chi potrò essere tra dieci o quindici anni, ma se penso ai rischi che ho corso io anche solamente quando ho cominciato ad andare in bici senza le ruotine, e poi anche da adulto con sport piuttosto "estremi", mi rendo conto che non è certo lo scoutismo il pericolo maggiore.
Genitori così protettivi nascondono lacune personali, non lo fanno per preteggere il loro figlio, che, anzi, ne guadagnerebbe.
Poi c'è sempre l'incidente, per carità, e il Capo incoscente. Quest'ultimo mi preoccupa di più, e di nuovo torniamo alla formazione Capi.
Siamo sicuri che i genitori chiedono Capi psicologi o catechisti?
Non è che a loro basta un ambiente sano, ma che lo sia veramente, per la crescita spirituale e fisica dei piccoli? Non è che il resto poi viene da solo?
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gabriella60



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MessaggioInviato: Domenica 22 Aprile 2007, 02:50    Oggetto: Rispondi citando

ei ma qui non si continua e il discorso si faceva interessante,
quando si hanno dei figli penso sia naturale temere il mondo per loro, l'ho fatto anche io , ma poi crescono e siamo noi a doverci svezzare da loro, compito molto arduo e difficile, ma bisogna pensare a quando eravamo noi quelli che volevano volare liberi, l'importante è insegnargli ad usare le ali poi....penso che attraverso le tecniche scaut, anzi non penso, sò, ho visto, i ragazzi imparano ad usare quelle ali e con molta serenità imparano a cadere e a rialzarsi, è logico che un capo debba conoscere i limiti della sicurezza per poter far volare liberi i suoi pargoli, capi o genitori sprovveduti non possono dire di aver insegnato ad indossare le ali dell'indipendenza, ma solo di avergli detto la ci sono delle ali fai o peggio guarda che se cadi e ti fai male te le tolgo o no????
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uomodelbosco





Registrato: 06/03/07 18:14
Messaggi: 1260

MessaggioInviato: Lunedì 23 Aprile 2007, 13:43    Oggetto: Rispondi citando

Mi sto domandando...
quanto pesa sulle scelte di un Capo di fare attività pseudo-scout, la spada di Damocle delle sanzioni penali se accade qualcosa?
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rinoceronte caparbio
Moderatore


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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 00:16    Oggetto: Rispondi citando

Parli delle responsabilità penali?
Conosco i capi reparti di verona che anni fa hanno perso tre guide il quel campeggio, su quella sopraelevata...
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porcellinopacifico



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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 08:08    Oggetto: Rispondi citando

rinoceronte caparbio ha scritto:
Parli delle responsabilità penali?
Conosco i capi reparti di verona che anni fa hanno perso tre guide il quel campeggio, su quella sopraelevata...

credo non sia opportuno fare riferimento a tragici incidenti effettivamente accaduti. Purtroppo possono effettivamente capitare.
Da parte di tutti i capi ci vuole sempre gran senso di responsabilità e competenza: poi l'imprevisto può sempre accadere. Bisogna solo cercare di minimizzare la probabilità che accada: a Milano, dove vivo, spostarsi in bici può essere un rischio mortale, in questo istante mia figlia è uscita per andare a scuola, 3 media, con la bici: io la porto in città a pedalare da qundo andava all'asilo e ho cercato di insegnarle la prudenza e il codice, non mi sognerei mai di inpedirle l'uso della bici.
Fare scoutismo rinunciando anche solo parzialmete allo scouting è semplicemente un controsenso.
Informando i genitori, con chiarezza e competenza come è già stato sottolineato, è importante evidenziare anche che non esistono ambiti a rischio zero. Se alla fine non sono convinti mi dispiace per i loro figli, ma per quale motivo, per le loro paure, i miei figli devono rinunciare allo scouting?
Loro hanno diritto di preoccuparsi, ma hanno l'alternativa di ritirare i figli, noi e i nostri figli abbiamo il diritto di fare scoutismo!
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uomodelbosco





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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 09:06    Oggetto: Rispondi citando

porcellinopacifico ha scritto:
Loro hanno diritto di preoccuparsi, ma hanno l'alternativa di ritirare i figli, noi e i nostri figli abbiamo il diritto di fare scoutismo!


Sono d'accordo, però non dimentichiamo che le disgrazie accadono davvero e FORSE per imperizia dei capi che, guarda un pò, non conoscono più la tecnica.
L'episodio citato da Rinocerontecaparbio non lo conosco, ma ognuno di noi può raccontare, almeno per sentito dire, di incidenti anche gravissimi, e la mia piccola esperienza mi ha portato a pensare che la Madonna degli Scouts non solo esiste, ma ha anche un gran da fare.
E ritorniamo a B.P.
L'istituzione della scuola Capi di Gilwell era finalizzata proprio a fare acquisire tecniche ai Capi digiuni di tali rudimenti, e non già come mi sembra ora per chi porta i legnetti, ad avere degli educatori spesso del tutto sprovveduti di scouting che, al limite, dovrebbero frequentare campi specifici a parte.
E ritorniamo al punto di partenza: non solo se non recuperiamo lo scouting non possiamo definirci Scout, ma diventiamo anche pericolosi perchè impreparati.
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jumpjack





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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 09:23    Oggetto: Rispondi citando

aureliano ha scritto:

un paio di anni fa discutevo con alcuni amici (non scout) che mi diedero dell'incosciente (in quel periodo ero aiuto capo reparto) perché lasciare andare una squadriglia in missione da soli era per loro inconcepibile.
Detto da gente che aveva poco più di 20 anni mi sembrò un po' deludente, soprattutto tenendo conto che i genitori erano entusiasti delle missioni di sq. Però non sempre è così...ma siamo davvero degli incoscienti?
Question

l'altro giorno, al raduno di Circo Massimo, cui ho assistito come "esterno", mi è quasi preso un colpo quando ho visto tre lupetti che, arrampicatisi fin vicino a me in cima alla "gradinata" di erba, hanno poi cominciato a scendere a rotta di collo giu' per la discesa, con la loro Akela che li guardava sorridente dal basso, senza dirgli niente! Shocked
Ho pensato: "Ma è pazza??? Ora si sfracellano!!" Shocked

Non ne è cascato manco uno! Very Happy
Sapevano esattamente come fare per scendere di corsa da una collina senza spataccarsi! Shocked
I miei ragazzi del catechismo si sarebbero rotti tre gambe ciascuno dopo due passi! Laughing Laughing

E' stata una visione molto istruttiva, per me. Smile
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paciock87



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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 09:28    Oggetto: Rispondi citando

Alla base di Bracciano c'è una piccola casetta con sopra 3 piastroni di marmo con su scritti tutti gli Scout morti in Italia, mentre facevano scoutismo... Adesso pare brutto fare statistica su queste cose, ma noi adesso siamo 200mila, un tempo non eravamo così tanti, anzi, eravamo molto di meno, ma ci sono stati altrettanti morti... E gli ultimi ragazzi morti sono proprio le ragazze del Verona 8 nel 1999 e un ragazzo nel 2001...
Quindi non è vero che lo Scoutismo ora è più pericoloso, perchè ci sono capi meno competenti... Anzi è il contrario... Si è più sicuri adesso che quando faceva scoutismo mio padre, che li mandavano in Hike in gommone sul lago di Bracciano... Lago famoso per mulinelli e quant'altro...
Io sono sicuro che tutti i Capi prendono tutte le precauzioni dovute, anche troppe, per fare in modo che i loro bimbi stiano sempre bene... Magari può capitare uno più trasandato su questo aspetto, ma per fortuna la Staff è formata da più persone...
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uomodelbosco





Registrato: 06/03/07 18:14
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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 09:51    Oggetto: Rispondi citando

paciock87 ha scritto:
Adesso pare brutto fare statistica su queste cose, ma noi adesso siamo 200mila, un tempo non eravamo così tanti, anzi, eravamo molto di meno, ma ci sono stati altrettanti morti...


Non dimentichiamo che se è vero che lo scoutismo attuale è molto molto all'acqua di rose, ne deriva che un auumento del numero degli Scouts non necessariamente fa aumentare gli incidenti, anzi...
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giacco





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Messaggi: 82

MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 11:02    Oggetto: Rispondi citando

vorrei fare alcune piccole precisazioni:


1°- cerchiamo di rispettare quello che è lo scoutismo (gioco,avventura,strada)vissuto nella sua completezza e non trasformiamoci in psicopedagoghi da sede. Questo comporta sicuramente dei fattori di rischio.

2°- Quando si fa attività con ragazzi e ci si assumono quindi delle responsabilità,bisogna essere sempre molto attenti,ma questo non vuol dire che i ragazzi debbano essere segreati n una stanza.Bisogna invece dimostrare ai genitori che si fa il possibile perchè i pericoli siano molto limitati.

3°- Siamo veramente convinti che andare a gicare al parco cittadino sia meno pericolso che giocare in un bosco? andare soli al cinema di sera sia meno rischioso rispetto ad un hike?fare una vacanza al mare in appartamento sia meno a rischio incidenti ripetto ad una route estiva? Personalmente sono decisamente piu tranquillo se mio figlio alle VDB è in un bosco,potra anche essere morso da una vipera o cadere facendosi male,ma omunque DEVO fidarmi che è stato fatto il possibile perchè questo non accada.

4°- CAPI SVEGLIAMOCI TUTTI E METTIAMOCI IN GIOCO noi dobbiamo sempre e comunque essere l'esempio,se noi abbiamo timore di qualcosa e non ci sentiamo sicuri,non Dobbiamo costringere i ragazzi a fare quella determinata cosa (se sono contrario agli hike in quanto pericolosi,perchè devo farci andare i ragazzi?)

5°- forse i tempi sono cambiati ma ho come l'impressione che i giovani, così anche i nostri capi fatichino un pochetto ad assumersi delle responsabilità,molto bravi a parole e teoria ma uando bisogna decidere e fare si tirino un po indietro (so che con questa frase mi tirerò contro l'ira di molti,ma dico quello che penso,sempre)

Concludo: Lo scouting è una scuola di vita che ti insegna,non solo a costruire una sopraelevata o a fare dei nodi,ma a superare le difficolta quando ti si presentano, a saper collaborare, a saper valutare i pericoli questi,credo, siano anche i punti forti dello scouting
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stambeccosincero



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MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 11:36    Oggetto: Scouting oggi Rispondi citando

Devo sempre "pescare" nelle mie esperienze personali.

Mio figlio, oggi in Co. Ca., da quando è nato, dentro casa: si è infilato la chiave dell'armadio in un occhio (ed è svenuto) - corsa in ospedale; è caduto dalla sedia e gamba piegata - sospetta rottura - corsa in ospedale; ha bevuto detersivi - corsa in ospedale; devo continuare???

Ora, se vogliamo dare corda ai denigratori, bene, ma se vogliamo veramente parlare parliamo: il farabutto di cui sopra, mio figlio, da quando è negli scout, e sono 13 anni, ha solo riportato graffi alle gambe ed abbronzature invidiabili, anche se "abbronzature scout", e questo perchè i capi sono stati previdenti (prevenire è meglio che curare/reprimere) ed hanno ridotto al minimo i rischi, favorendo una partecipazione consapevole dei rischi stessi ai ragazzi ai quali non sono stati evitati i rischi, cercate di capirmi, ma sono stati ridotti in modo tale che il giovane capisse cosa stava facendo, quali rischi correva e come comportarsi in caso di necessità: quindi non evitare il pericolo, ma imparare ad affrontarlo, così che tutti i lupetti possano scendere a ruzzoloni da un pendio senza farsi un graffio.
Compito poi inderogabile, di noi capi, e il verificare che "il gioco valga la cendela" e quindi sopralluogo al campo per prevenire e non rischiare di trovarsi a dover "vietare" zone del campo e limitare gli spazi a disposizione a causa di situazioni non correttamente valutate in sede di sopralluogo.
Certo, la spada di Damocle della responsabilità civile/penale c'è, c'è sempre stata e sempre ci sarà; ma è la stessa spada cui qualunque persona maggiorenne si troverà a sottostare svolgendo qualsiasi attività con dei minori, sia al campo scout, che in parrocchia, che a scuola.
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jumpjack





Registrato: 19/03/07 18:00
Messaggi: 197

MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 11:44    Oggetto: Rispondi citando

giacco ha scritto:
vorrei fare alcune piccole precisazioni:


1°- cerchiamo di rispettare quello che è lo scoutismo (gioco,avventura,strada)vissuto nella sua completezza e non trasformiamoci in psicopedagoghi da sede. Questo comporta sicuramente dei fattori di rischio.

Scusate ma sia in questo thread che "nella vita reale" noto una certa "avversione" o disinteresse per la piscologia dei ragazzi.

Sinceramente non riesco a capire come si possa svolgere una qualunque attività educativa con bambini e ragazzi, senza cercare di "pensare con la loro testa".Eppure non faccio altro che vedere gente che parla con bambini e ragazzi senza avere la minima idea o preoccupazione di come si sente il bambino nel sentirsi dire certe cose! Shocked
Non credo lo facciano per cattiveria... semplicemente, non pensano a come si sente un ragazzo quando gli dici una cosa. O, forse, non ricordano come si sentivano loro da piccoli quando qualcuno gli diceva quella cosa.
E' cosi' difficile? Shocked
Per esempio, mi fa irritare parecchio sentire un adulto dire a un bambino di 10 anni "questa cosa non la puoi fare perche' no, punto e basta", cosi' come mi dava fastidio quando me lo dicevano.
O, peggio ancora, detesto vedere un papa' a un supermercato "sopprimere" la "voglia di fare" della sua bambina di 6 anni, che cerca di rendersi utile mettendo la spesa sul nastro mettendoci ovviamente due ore. "Lèvati, faccio io!" è una risposta terribile! Shocked
Se davvero per qualcuno è cosi' difficile capirlo, forse davvero allora gli educatori dovrebbero seguire corsi di psicologia infantile!
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giacco





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Messaggi: 82

MessaggioInviato: Martedì 24 Aprile 2007, 12:27    Oggetto: Rispondi citando

jupjack scrive:

Scusate ma sia in questo thread che "nella vita reale" noto una certa "avversione" o disinteresse per la piscologia dei ragazzi.

Sinceramente non riesco a capire come si possa svolgere una qualunque attività educativa con bambini e ragazzi, senza cercare di "pensare con la loro testa".Eppure non faccio altro che vedere gente che parla con bambini e ragazzi senza avere la minima idea o preoccupazione di come si sente il bambino nel sentirsi dire certe cose!
Non credo lo facciano per cattiveria... semplicemente, non pensano a come si sente un ragazzo quando gli dici una cosa. O, forse, non ricordano come si sentivano loro da piccoli quando qualcuno gli diceva quella cosa.
E' cosi' difficile?
Per esempio, mi fa irritare parecchio sentire un adulto dire a un bambino di 10 anni "questa cosa non la puoi fare perche' no, punto e basta", cosi' come mi dava fastidio quando me lo dicevano.
O, peggio ancora, detesto vedere un papa' a un supermercato "sopprimere" la "voglia di fare" della sua bambina di 6 anni, che cerca di rendersi utile mettendo la spesa sul nastro mettendoci ovviamente due ore. "Lèvati, faccio io!" è una risposta terribile!
Se davvero per qualcuno è cosi' difficile capirlo, forse davvero allora gli educatori dovrebbero seguire corsi di psicologia infantile!



Bravo complimenti hai centrato nel segno.
Lo scouting porta oltre a quello che tu scrivi.
Il ragazzo DEVE vivere le proprie esperienze,deve saper valutare i rischi ed i pericoli(sempre nel limite del possibile),deve sapere che ha dei diritti e dei doveri,deve sapere he ha delle responsabilita verso se stesso e verso altri(potremmo proseguire ancora parecchio).

Quello che io sostengo è che il nostro mezzo per mettere in atto questa scuola di vita,non è certo chiaccherare con loro in una sede,ma è vivere con loro queste esperinze sul camp (gioco,avventura,strada).

Per quello che rigurda gli esempi da te fatti,sono pienamente daccordo che vengano che ad ogni si o no ci debba essere una motiazione,o il faccio io sia terribile.
prsonalmente cerco di parlare molto con mio figlio,ma purtroppo a volte,con mio sommo dispiacere, un no è un no perche ci sono delle regole che ad una età sono comprensibili ad atre età non completamente.
Ecco dove la teoria si discosta dalla pratica.

MA STIAMO PARLANDO DI FIGLI NON DI SCOUT.
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