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La disoccupazione giovanile influenza lo scoutismo?

 
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franzos79





Registrato: 03/09/08 15:34
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MessaggioInviato: Lunedì 02 Mag 2011, 08:57    Oggetto: La disoccupazione giovanile influenza lo scoutismo? Rispondi citando

E’ di qualchegiorno fa la notizia che la disoccupazione giovanile in Italia è aumentata (vedi qui)

Il tasso di disoccupazione dei giovani (15-24 anni) è al 28,7% e si confronta con il 7,4% totale (dei disoccupati italiani) ed e’ 3,7 volte più elevato di quello della fascia di eta’ 25-54 anni. Per tasso di disoccupazione giovanile la Penisola e’ al sesto posto ed e’ al primo posto per la disoccupazione di lungo termine. L’Italia viene indicata inoltre, come uno dei Paesi piu’ a rischio per i giovani nella transizione tra scuola e lavoro. Arriva infatti quasi al 20% la percentuale dei ‘giovani lasciati indietro’, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che hanno lasciato la scuola senza un diploma e non lavorano.E’ il terzo peggiore dato, dopo Messico e Turchia, dell’area Ocse.

Questo dato può interessare gli scout Agesci? Io direi di si.
Prima di tutto perchè molti educatori scout hanno un’età che va dai 21 ai 25 anni (come si può vedere dal grafico seguente tratto dalle analisi statistiche associative) e dunque ricadono nello stesso arco di età che la ricerca Ocse sostiene essere quello più a rischio di disoccupazione.



Sapere se fra i giovani educatori scout vi sono dei disoccupati o occupati con contratti a tempo non indeterminato può aiutare a tarare le opportunità formative per gli associati.
E’ infatti compito di ogni zona, regione e degli organi nazionali comprendere pienamente se le proposte formative sono “al passo con i tempi” e ciò non tanto dal punto di vista dei contenuti quanto delle modalità di fruizione e dei tempi della proposta formativa.

Oggi nel 2010 ha senso chiedersi se i giovani capi hanno tempo di:
    fare i campi di formazione
    frequentare assemblee e convegni di zona e regionali
    riunioni di branca di zona?

Secondo me a senso chiederselo e questo non per fare della facile e sterile polemica che si esaurisce sempre e solo dicendo “ci vorrebbero i campi a week-end”, soluzione che non è nè l’unica percorribile e che, se mai decisa, dovrà essere opportunamente verificata e validata statisticamente, quanto per stare realmente al passo con i tempi.

Quando ero capogruppo mi ricordo la difficoltà non tanto nel presentare ai tirocinanti e agli altri capi la necessità di fare i campi di formazione (se ci sono i capigruppo giusti e buoni esempi di formazione in co.ca. i tirocinanti frequentano volentieri i campi di formazione), quanto di trovare insieme il periodo giusto per fare i campi di formazione.

Sinceramente ho avuto prova (ma, sottolineo, è un caso personale e dunque non posso dire che valga per tutti i gruppi scout) che è difficile con contratti che vanno rinnovati ogni 3-6 mesi o con capi disoccupati in cerca di lavoro decidere quando prendere parte ad un campo di formazione (sia quella “obbligatoria” cft, cfm, cfa, sia tutti gli altri campi per capi): per non parlare poi della situazione ferie con chi ha contratti interinali, a tempo determinato etc., ferie che non sempre vengono date (“altrimenti non mi rinnovano il contratto” quante volte me lo sono sentito dire da capi che non riuscivano a trovare i 5-6 giorni di ferie per frequentare i campi di formazione metodologica e associativa) o capi che trovano durante l’anno scout un lavoro che li impegna nei fine settimana (penso ai tanti che lavori nei settori dell’assistenza sociale)…e dopo come si fa a fare le uscite?!

Non dico di rivoluzionare la formazione in Agesci, ma di incrociare i dati statistici interni con quelli nazionali sulle medesime fasce di età e cercare di trovare la strada migliore che tenga conto:

di tempi maggiormente adattabili alle esigenze della persona, sia per quanto riguarda la collocazione del CFM all’interno del tirocinio, sia per quanto riguarda le esigenze dei partecipanti più adulti;
della necessità di valorizzare risorse esterne utili alla formazione del capo / persona;
della realtà sociale e dei tempi di vita di coloro che oggi entrano in Comunità Capi e quindi dei loro attuali bisogni di formazione;
della necessità di elaborare un disegno più armonico dei tempi della formazione e delle modalità di autorizzazione delle Unità. [
mozione 31.2006 approvata dal Consiglio Generale Agesci che istituì la commissione che ha elaborato l'attuale iter di formazione]

In fin dei conti basterebbe “tenere conto” di quanto già scritto, detto ed approvato 4 anni fa e renderlo concreto.



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