
Gli Arabi avevano disegnato nei cieli un Leone molto più grande, che comprendeva anche il Cancro, la Vergine e la Bilancia, oltre a toccare l'Orsa Maggiore e l'Idra: infatti la stella Algieba che oggi viene immaginata come la criniera dell'animale, deriva dall'arabo "al jahbah", che significa "la fronte" della gigantesca immagine leonina araba.
Nella mitologia greco-romana ci sono principalmente due interpretazioni: secondo
Igino Giove avrebbe messo nel cielo l'immagine del Leone in quanto Re degli
animali. Altri mitografi invece sostengono si trattasse del Leone di Nemea
ucciso da Ercole nella prima delle 12 fatiche per diventare immortale. L'animale
generato da Tifone ed Echidna, la mostruosa donna con la coda di serpente,
divorava uomini e greggi. Dopo un vano tentativo con le frecce l'eroe intrappolò
la bestia in una caverna e lo strangolò. Più tardi Ercole lo scuoiò
utilizzando i suoi stessi artigli (dato che gli altri mezzi erano risultati
vani, per la durezza della pelle) e utilizzò la pelle a mo' di mantello e la
testa a mo' di elmo, conferendogli un aspetto minaccioso. Infine Zeus pose in
cielo il leone in memoria dell'impresa di Ercole.
La stella più luminosa, Regolo, dal latino "regulus" (piccolo re), è
stata chiamata così da Tolomeo, ma dovunque ha sempre avuto un carattere
regale: in Mesopotamia era il Re e per gli Ebrei la stella di David.

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